CORTE RIPAMONTI

Trasformare l’ex consorzio agrario di Milano in una residenza per oltre 700 studenti è una sfida che mette in gioco sensibilità creativa e progettuale e spinge alla ricerca di soluzioni innovative. Il progetto, Corte Ripamonti, crea un ambiente comunitario, offrendo opportunità di dialogo, networking e sinergie, e salvaguarda allo stesso tempo la dimensione privata di ogni individuo. Corte Ripamonti promuove un’accoglienza di alta qualità ma informale. Il retrofitting completo del complesso esistente e il nuovo edificio nascono innanzitutto dall’ascolto del luogo e della memoria storica di cui l’ex consorzio agrario è portavoce.

INFO

Indirizzo
Via Ripamonti 37, Milano

Cliente
PRELIOS Sgr

Tipologia
Student Hotel

Progetto: 2018-2019
Realizzazione: 2019-2021 (previsto)
Realizzazione in corso

Area
32.000 mq

Certificazioni energetiche
LEED Gold

Prestazioni
Concept
Progetto Architettonico
Direzione Artistica

Design team
Filippo Pagliani, Michele Rossi
Marco Panzeri (project leader)
Marinella Ferrari, Enrico Sterle, Alessandro Rossi, Elisa Borghi, Gloria Caiti, Andrea Riva, Erica Fassi, Irene Serracca Guerrieri, Davide Viganò, Ismail Seleit, Simone Caimi, Fabio Calciati (Rendering)

Consulenti
Direzione generale e specialistica dei lavori
Non appaltato

Progetto Architettonico
Park Associati, Milano

Project Manager
Perelli Consulting, Milano

 Progetto Impianti, Certificazione LEED e Progetto Antincendio
ESA ENGINEERING, Firenze

Progetto Strutture
F&M Ingegneria, Milano

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Il consorzio agrario di Milano è un importante testimone dell’epoca di passaggio in cui la città, ormai votata all’industrializzazione era anche centro e perno di un vasto territorio agricolo, ancora molto attivo. Non a caso Gabriele Basilico lo ha inserito nella sua storica serie fotografica dei “Ritratti di Fabbriche”, documentandone la massiccia presenza in una zona che allora era confine tra tessuto urbano, nuove periferie e territorio agricolo.

Il complesso è in uno dei quartieri più attraenti di Milano, un’area recentemente interessata da nuovi insediamenti culturali e terziari come la Fondazione Prada, la sede di Fastweb e sede di atenei importanti come l’Università Bocconi, l’Università Cattolica, NABA e IED.

Trasparenza e fluidità caratterizzano il piano terra, dove la hall di entrata stabilisce una continuità visiva tra interno, esterno e cortile centrale. Non si tratta solo di rispondere ad un’esigenza estetica, ma di cercare una nuova relazione tra la città e l’edificio, di aprire la vita del campus al tessuto urbano in cui si inserisce. Al contrario degli Stati Uniti, in Europa i nuovi campus e gli studentati sono a diretto contatto con la vita cittadina per andare incontro alle esigenze di chi sceglie questo tipo di sistemazione anche per lunghi periodi che arrivano anche alle fasi di master e dottorato.

Nel recupero dell’edificio centrale dell’ex Consorzio Agrario, la nuova costruzione contrasta con l’architettura preesistente, creando due linguaggi architettonici in opposizione che evidenzino la differenza tra passato e presente. All’esterno l’edificio mantiene il suo carattere semi-industriale con un intonaco scuro e l’introduzione di un basamento in ceppo di Gré, mentre il sopralzo, in lamiera di alluminio grigio chiaro contribuisce ad alleggerirne i volumi.

La nuova costruzione, realizzata all’interno del campus, ha una facciata realizzata su uno schema che alterna vetro e pannelli in alluminio anodizzato. La modularità caratterizza l’aspetto esterno con una marcatura regolare dei moduli orizzontali e verticali tramite elementi prefabbricati in fibrocemento. Qui il colore si schiarisce con velature trasparenti, campiture di intonaco di un grigio caldo e inserti più vivaci e luminosi che contribuiscono a sfumare il volume dell’edificio. La marcatura modulare risponde ad un rapporto diretto forma-funzione: la facciata è correlata alla divisione degli spazi interni, la modularità esterna massimizza i rapporti pieno-vuoto. Anche in questo caso il linguaggio utilizzato rappresenta una rottura rispetto alla preesistenza.

Il piano terra dell’edificio ospita aree per riunioni, conferenze, mostre, una caffetteria e luoghi per lo studio. Il cortile, un’agorà all’aperto pensata per ospitare eventi, è il cuore del campus. Gli interni sono estremamente flessibili e ospitano varie tipologie di alloggi: dalla camera singola allo studio con cucina e soppalco per due persone.  Fino a un massimo di 12 persone vivranno invece in piccoli cluster pensati ad hoc, per chi voglia coniugare la privacy della propria camera a momenti di relazione con persone che condividono gli spazi vicini, creando così un sistema di relazioni meno anonime.

Ambienti essenziali ma accoglienti, funzionali e confortevoli le camere e gli studi alternano una tavolozza di colori caldi e luminosi, dai pastello per i rivestimenti al verde bosco e grigio caldo per i pavimenti, insieme a materiali classici come il legno, metallo e tessuto, gres. I corridoi di accesso agli alloggi diventano luoghi di vita comune con l’inserimento di aree amenities, per il relax, la socializzazione e la condivisione del tempo libero o dello studio. Ospitano sedute singole, divani, phone booth, altalene, amache, librerie, tavoli studio.  Chi abita questi spazi avrà l’opportunità di condividere uno spazio dove scambiare idee e fare nuove conoscenze oppure ritirarsi nella privacy della propria camera. Avrà a disposizione facilities e servizi retail, abiterà un ecosistema pensato come una piccola comunità o una grande dimora collettiva che dialoga con la città.

Gli interni sono estremamente flessibili e ospitano varie tipologie di alloggi: dalla camera singola allo studio con cucina e soppalco per due persone. Il progetto introduce anche una nuova forma di suddivisione dello spazio e di convivenza: il cluster. Pensato come un macro-appartamento in cui da 8 fino a 12 persone potranno condividere cucina e spazio living ma avere a disposizione una camera singola o doppia con bagno, il cluster è pensato per chi voglia coniugare la privacy della propria camera a momenti di condivisione con le persone che occupano gli spazi vicini. Si crea così una piccola comunità e un sistema di relazioni meno anonime.